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Date: mercoledì, 28 febbraio 2007
La verità fa male. Molto male ma spesso fa più male sentirla dire a voce che provarla. Perchè finche provo qualcosa o faccio qualcosa di cui mi rendo conto autonomamente non essere la cosa migliore per me stesso, posso credere, forse sperare, che non sia la verità, che non sia davvero ciò che sta succedendo. Se invece io stesso dico o sento dire da altri,ciò che sta succedendo, ciò che sto facendo, come mi sto rovinando, la concretezza del fatto è capace di distruggermi moralmente. Mi rende ancora più consapevole della mia situazione. Pensiamo che non esternare non faccia realmente accadere le cose che al contrario succedono ugualmente non ci rendiamo conto che parlarne, anche se ci sembra così terribile, è sempre meglio. Ci toglie un peso. Perchè non è non parlandone che facciamo si che questa cosa non succeda e non sia reale. E' reale, sempre. Sia che io lo faccia e non ne parli, sia che io lo provi dentro di me, mi faccia devastare dalla sua potenza distruttiva. Perchè è tanto facile scherzare sempre, non essere mai seri, ridere e divertirsi. Ma non è altrettanto facile ammettere le nostre colpe,le nostre cotte, le nostre azioni, sia che ricadano su noi stessi, sia che ricadano su altre persone. si è vero, le parole sono le migliori (o le peggiori) armi che possediamo, ma a volte utilizzarle è indispensabile per aiutarci. Anche se all'inizio stiamo male, ci sentiamo feriti. Ma in realtà le parole rispecchiano soltanto i nostri comportamenti. Quindi non sono le parole a ferirci, ma quello che raccontano, come lo raccontano. Ma se sappiamo che le parole ancora non dette che parlano di noi potrebbero farci male, forse dovremmo meditare e capire dove sta il nostro errore..anche se già siamo a conoscenza della sua natura, anche se già ci rendiamo conto da soli di quale sia dobbiamo farci aiutare.. perchè la realtà fa male canna88 | commenti (17) | link |
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Date: sabato, 24 febbraio 2007 Adoravano sciare, tutti e quattro. Per questo decisero, dopo molti anni, di passare una giornata insieme, facendo insieme l'unica cosa che li accomunava. Loro, ormai così diversi. Ma Gaia e Francesco non erano più in forma come una volta, oramai gli anni si facevano sentire. Decisero così di aspettare i loro due figli nel bar a fondo pista. Aspettarono per molte ore, mentre Nicolò e Leonardo si godevano l'ultimo sole, l'ultima sciata della giornata. Quando tornarono al bar, trovarono i loro genitori leggermente brilli. Con la scusa dell'attesa ne avevano approfittato. Decisero così che sarebbe stato Leonardo a guidare fino a casa, a riportare tutta la famiglia alla "base". Leonardo aveva la patente da poco, ma era sempre stato più dotato di suo fratello maggiore alla guida. Nicolò si sedette accanto a suo fratello, lasciando i genitori dietro, nell'attesa che la sbronza passasse. Gaia e Leonardo erano in disaccordo sulla strada migliore da percorre; l'unica cosa certa era la svolta a sinistra. Così Leonardo mise la freccia a sinistra e si fermò alla linea, aspettando di poter passare. Ma Francesco non aveva pulito il lunotto posteriore dalla neve, tutte le luci erano coperte da quei residui di neve ghiacciata, che non aveva avuto voglia di togliere. La macchina era totalmente invisibile agli altri; forse era possibile vederla sono l'ultimo secondo. Ad un tratto una luce riempì la macchina. Erano i fari dello spartineve, che non avendo visto la macchina non aveva rallentato. Tranciò la macchina in due. Gaia e Francesco rimasero intrappolati nella parte posteriore per venti minuti. Francesco non poteva vedere Nicolò, era seduto dietro di lui; ma poteva vedere perfettamente Leonardo. Il cambio gli era entrato nel torace, uccidendolo. Gaia invece vedeva Nicolò; respirava ancora, intravedeva il suo respiro caldo fuoriscire dalla bocca. Ma non riusciva a vedere che lo spartineve gli aveva tranciato una gamba, fino alla coscia. Con la certezza della morte di Leonardo,i due rimasero accanto alla macchina, mentre Nicolò veniva portato in ospedale. Poi Gaia intravide una scarpa, in mezzo alla lamiera devastata. "potrebbe servirgli", pensò. Così si allontanò da Francesco, che era come pietrificato. Non riuscì a fermarla, non riuscì ad emettere nessun suono, non riuscì a compiere nessun gesto. Riusciva solo a fissare sua moglie, che avvicinatasi alla scarpa, scoprì che, infilato nella scarpa, c'era ancora il piede di suo figlio e mezza gamba. Allora comprese che anche per Nicolò non c'era speranza canna88 | commenti (7) | link |
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Date: lunedì, 19 febbraio 2007 Quando ero piccola, guardando un atlante, mi chiedevo come fosse possibile che alcuni fiumi,come ad esempio la Lena, il Nilo, la Senna, la Vistola, e chi più ne ha più ne metta, contro ogni logica di un bimbo di 6 anni, andassero da sud verso nord.. canna88 | commenti (3) | link |
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Date: giovedì, 15 febbraio 2007 mentre era con alcuni amici, quella sera così piena di coriandoli, così densa di ricordi, la sua testa non era sotto i chili di coriandoli che le versavano addosso, la sua mente non era lì e ora. pensava che da qualche parte, tra un carro e l'altro, c'era anche lui, suo fratello. e non era solo. con lui c'era un altro ragazzo, che avrà avuto più o meno l'età di lei. era suo fratello. ma non suo di lei..suo di lui. la sua mente andava da una parte all'altra dell'imensità dei suoi pensieri, dei suoi ricordi. si rivede da bambina, quando appena sentiva il telefono che squillava si catapultava a rispondere, perchè doveva sempre sapere chi c'era dall'altra parte del filo. e ricorda una frase, che sentiva spesso, e che allora non riusciva a comprendere: ciao, sono la nonna si S., me lo passi per favore? ma se è la nonna si S., non è anche la mia nonna? la confusione la invadeva, non capiva, proprio non capiva. forse perchè nessuno le aveva mai spiegato. non che avrebbe capito, ma provare non costa nulla. e si rivedeva qualche anno dopo, quando la sua nonna le aveva spiegato ogni cosa. le aveva fatto vedere quelle fotografie. e finalmente aveva capito, collegato ciò che per anni le era stato nascosto. e adesso, con il senno di poi, con la maturità, con una situazione simile capitata ad una sua amica, si rese conto. si rese conto del fatto che per Snon dev'essere stato per niente facile vivere con una sorella e averne non uno, ma ben due che abitavano in un'altra regione, che vedeva a dir tanto una volta all'anno. e si immedesimava in loro due, più piccoli di lei. si chiese se mai li avrebbe conosciuti, se avrebbe mai visto tutta la famiglia di suo fratello. e le venne in mente che 4 o 5 anni prima suo padre arrivò in casa loro.un uomo che lei mai aveva visto, e che temeva con tutto il cuore. non sapevo se dargli del tu, del lei, non sapeva cosa dire, cosa fare, come comportarsi. si immedesimava poi in sua madre, la sua doppia vita, della prima parte della quale lei era completamente all'oscuro. non sapeva perchè sua madre si fosse separata da un altro uomo, cosa fosse successo, quanto avessero soffeto tutti. e avrebbe tanto voluto dire a suo fratello che le avrebbe fatto piacere conoscere N. ma se poi a uno dei due non fosse andata a genio questa cosa? nono, non poteva dire niente, doveva lasciare che le cose andassero come dovevano andare. magari non lo avrebbe mai incontrato, ma mai come quella sera aveva girato sperando di incontrarli. anche se, si rese conto, sarebbe stato imbarazzante canna88 | commenti (5) | link |
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Date: mercoledì, 07 febbraio 2007 in quasi tutte le case, c'è una regola non scritta, che passa di generazione in generazione. chiamarla regola non è esatto. diciamo piuttosto..una constatazione? no, non va bene.un fatto risaputo, non so come chiamarlo. sarebbe la regola del "quando il telefono di casa suona oltre una certa ora, è perchè è successo qualcosa di brutto, una tragedia, il più delle volte in famiglia, o comunque nella proprio cerchia molto stretta di conoscenti". il più delle volte si tratta di una morte. perchè se uno si fosse solo rotto un braccio, si potrebbe aspettare il giorno dopo. se è mancata una persona non troppo intima, idem con patate. diciamo che quindi, la regola sarebbe "non chiamare dopo una certa ora o nel cuore della notte perchè fai prendere un crepacuore a tutti". è terribile svegliarsi alle 5.30 del mattino, sentendo il telefono che squilla, squilla, squilla. non hai la forza di alzarti, forse perchè sei ancora troppo intontito, forse perchè ancora dormi, forse perchè hai paura di quel telefono. di quello che potresti sentire. di quello che dovresti dire agli altri. di come staresti dopo. e cominci a fare supposizioni, mentre ti giri e rigiri nel letto. provi a pensare cosa può essere successo e a chi. tenti di ricordare che forse Sara ti aveva detto che sarebbe uscita quella sera, e che avrebbe sicuramente fatto tardi, i genitori del suo ragazzo avevano una cena con relativa festa, e finalmente da quella sera non sarebbe più stata una bambina. ti ricordi di una zia che avevi chiamato la sera prima, e che diceva di sentire odore di gas, se per favore potevi fare un salto per vedere se tutto era a posto. ma tu per pigrizia non sei andato,non potevi, dovevi assolutamente finire le ultime pagine del tuo libro, per scoprire se c'era un'happy ending oppure no. ti ricordi che tuo fratello quella sera avrebbe realizzato il suo sogno: buttarsi col paracadute, siccome era una bella notte di luna piena. e cominci a pensare, rimuginare, inventare mille modi in cui le cose possano essersi evolute. gliel'avevo detto di non fare cazzate, che era ancora presto per lei guidare con la nebbia di notte, avrà incontrato un ubriaco. ho sempre pensato che in realtà il suo ragazzo fosse un pazzo maniaco che mura vive le persone. e di notte, cosa ti butti col paracadute di notte?? mi sembrava insensato, ho provato ad accennarglielo, ma niente. insomma, si tenta di discolparsi, senza ancora sapere cosa sia successo realmente. ma per la zia non c'è niente da fare. lei mi aveva pregato di passare, e il libro è finito pure male. è tutta colpa mia. ci costruiamo tanti castelli che si potrebbe quasi scrivere un libro. ma intanto il telefono squilla...squilla...squilla..e senti che qualcuno nell'altra stanza si sta alzando, ti chiedi se non teme di alzare quella cornetta.senti i passi che ti rimbombano nella testa. li senti diversi. sorridi, al pensiero che questa persona sia riuscita a trovare solo una ciabatta, e non abbia fatto in tempo a cercare l'altra. senti che si avvicina al telefono, e ad un certo punto il silenzio regna sovrano. dopo alcuni secondi :"pronto?" e poi torna il silenzio. si impossessa di tutto, nemmeno riesci a respirare. non vuoi respirare, per paura di perdere frammenti di parole, di rumori, magari una lacrima che cade. ti prepari al peggio, perchè troppo silenzio non è un buon segno. ma già sai, che da quella notte in avanti, odierai quel libro, quel fidanzato, quel paracadute canna88 | commenti (13) | link |
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Date: sabato, 03 febbraio 2007 sono tanto stanca..e tanto stufa stanca che le cose cambino ogni minuto, stanca che più la matura si avvicina più noi poveri linguisti brocca ce la prendiamo nel culo direttamente e senza passare dal via. tra l'altro, (o trall'altro, giusto per sorridere una volta) sono stufa del cazzo di balletto che la bada vuole farci fare sulla trave. ma ci salga lei e le faccia lei quelle cose. poi magari posso provarci io. perchè non è normale che due povere criste debbano mettersi a fare le prove in mezzo alla strada, su un marciapiede. e soprattutto la cara prof non ha considerato che se si scivola, come ha fatto erika, lei si salva, ma io no. perchè le mie gambette sono leggermente più corte della media, e se scivolo mi spacco non dico dove e non dico cosa. non mi va proprio di prendermi la trave in mezzo alle gambe, è un'esperienza che cedo volentieri ad altri. sono stufa del fatto che lo scientifico vada a barcellona, parigi, praga, berlino, mentre noi, i soliti sfigati del linguistico saremo esiliati a firenze. o, ma che storia è? cioè ma cazzo, è così ingiusto! e pensare che alla presentazione della scuola facevamo anche propagando pro-linguistico. a saperle prima ste cose, certo non ci saremmo comportati così è proprio un brocca..per i brocchi, no? e pensare che ho scoperto di fare un brocca solo un mese fa, dai genitori dei ragazzi che faranno prima il prossimo anno. ragazzi del linguistico..non ci rimane che scioperare canna88 | commenti (8) | link |
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